All’interno dei percorsi educativi proposti dall’associazione “La Voce per Eco ETS”, si inserisce il progetto “A scuola di emozioni”, realizzato presso l’Istituto comprensivo “Via Mar dei Caraibi” di Roma, rivolto alle classi della scuola primaria.
L’idea nasce dalla consapevolezza che l’ascolto e la condivisione delle emozioni in famiglia siano necessari e imprescindibili per lo sviluppo e il benessere infantile, che spesso gli adulti/genitori/insegnanti, assorbiti dal loro mondo frenetico, tendono a sottovalutare e non considerare.
Il nostro team di psicologhe – le dottoresse Roberta Galimberti, Gaia Carotenuto e Agnese Tarquinio – ha costruito un percorso articolato in tre giornate, con l’obiettivo di far emergere, accogliere e gestire le emozioni vissute dai bambini nei loro contesti di vita: casa, scuola e tempo libero.
Attraverso dei giochi, delle rappresentazioni grafiche, dei racconti e degli esercizi di gruppo, i bambini hanno potuto esplorare le loro emozioni in un clima di ascolto e di fiducia.
In una prima classe elementare, in particolare, l’esperienza si è rivelata intensa e positiva: gli alunni hanno partecipato con entusiasmo e “giocato” con le emozioni, mimandole, riconoscendole e raccontandole.
Il clima del gruppo classe che veniva percepito dagli operatori era quello di un’unione affettiva tra i bambini, e di armonia, fiducia e alleanza con le insegnanti e le psicologhe.
Hanno espresso compiutamente l’emozione della felicità che provano quando ricevono un abbraccio da un genitore: “Sono felice quando è il mio compleanno e i miei genitori mi abbracciano”; della noia e della rabbia che talvolta provano tra i banchi di scuola: “Il mio gioco è rotto, è stata la mia compagna!”; E anche della paura e della tristezza che ravvisano quando un compagno sta male o si sente escluso: “Quando il mio compagno non vuole entrare a scuola sono triste perché noi insieme ci divertiamo”, “Ho paura quando lui reagisce così che scalcia e si butta a terra”.
Non sono mancati momenti di confronto profondo, durante i quali sono affiorate emozioni difficili da decifrare: in alcune situazioni problematiche, proposte proprio per stimolare la riflessione, i bambini hanno dato risposte emotive che esprimevano aggressività e istintualità: alla domanda “un tuo amico ti prende in giro, cosa fai?” Alcuni bambini hanno risposto “Lo uccido, gli sparo, lo meno”.
È stato in quel momento che le psicologhe hanno saputo accompagnarli verso soluzioni più funzionali e socialmente condivisibili, aiutandoli a capire che si può chiedere aiuto, raccontare il disagio, sentirsi ascoltati e cercare insieme alternative alla rabbia e alla chiusura.
Molti bambini infatti oggi provano emozioni complesse in modo precoce: come ansia, rabbia, paura e tristezza, che non sempre sono in grado di esprimere o di comprenderne l’origine.
Progetti come questo ci ricordano che educare alle emozioni non è una necessità ma un’opportunità imprescindibile.
Ogni bambino ha il diritto di essere ascoltato, visto, capito e aiutato dagli adulti di riferimento con cui si interfaccia.






